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Il web: senza mani, grande cervello
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Ciao Siri.

Ok Google.

Buongiorno Cortana.

Tutto normale, ma anche no.

Vedere Fedez in tv che si fa consigliare cosa mettersi addosso da un aggeggio che assomiglia a una radio sveglia – anche se la maggior parte delle donne lo preferirebbero nudo – è un fatto comune, succede ogni giorno e finiremo per abituarci ad imitarlo.

Il punto non è cos’è o come funziona un assistente virtuale, ma come cambia la nostra vita, le nostre abitudini, le nostre esigenze e i relativi comportamenti da “consumatori” (oramai quello siamo), perché questo implica il conseguente adeguamento di siti, piattaforme e marketers che ogni giorno cercano di venderci qualcosa, correndo dietro ai repentini cambiamenti dei vari algoritmi.

Vabbè ma se parlo a un motore di ricerca, invece di digitare, cosa cambia?

È facile (si fa per dire): ti aspetti qualcuno che ti risponde, a voce e SUBITO!

Tolto Google e qualche gigante tecnologico, chi ha un sito pronto (oggi) per questa rivoluzione?

La risposta giusta è: NESSUNO.

Ci stiamo dando da fare con Bot e Chat Bot, ma i risultati sono penosi e se alle prime due battute ci si può anche stare, dopo vogliamo qualcuno che risponda nella nostra lingua e che dia almeno l’impressione di aver capito cosa stiamo chiedendo, fornendo una risposta adeguata.

Oggi mi metto su un form di un e-commerce come Amazon, inserisco i dati e mi aspetto che domani qualcuno mi porti tutto a casa. Ma tra un po’ potrò chiedere tutto parlando mentre guido, e l’ordine verrà accettato comunque, con la piccola differenza che potrò fare domande e avere delucidazioni senza dover leggere incomprensibili descrizioni in cui manca sempre qualcosa.

Stiamo per buttare via la tastiera e questa sarà la vera prossima novità del mondo tecnologico: l’uomo non userà la macchina ma entrerà in RELAZIONE con la macchina.

Alla fine ci siamo arrivati, siamo tornati all’origine, alle uniche cosa davvero importanti per gli esseri umani: l’imprevedibilità e le relazioni, due caratteristiche che le macchine, anche quelle più evolute, non sono in grado nemmeno di imitare, per cui, pur di avere ciò che desideriamo, visto che non sono in grado di adeguarsi loro, inizieremo ad adeguarci noi al sistema espressivo estremamente limitato dei computer, fino ad abituarci e regredire.

È successo con gli sms, quando per stare nei 140 caratteri abbiamo visto spuntare i tvb i xké e altre nefandezze simili. Poi siamo passati a Whatsapp e alla “sgrammaticazione” dei messaggi senza punteggiatura, alle emoticon e ai messaggi vocali (ovvero, non ci parliamo di persona, non ci telefoniamo ma lo diciamo e ce lo facciamo dire dal telefono). E adesso chissà cosa ci aspetta.

Sembra tutto innocuo ma si tratta di una vera minaccia mentale, che ci renderà ancora più simili alle macchine, quindi più stupidi, costruendo nuove abitudini lessicali e relazionali, da cui potranno salvarsi solo persone che conoscono bene la mente umana, le tecniche di comunicazione e di manipolazione.

Ezio Angelozzi

Business & Life Coach

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